Cambio CMS, consigli e best practice per salvaguardare il posizionamento!

Un momento molto delicato della vita di un qualsiasi sito web arriva quando, per un motivo o per un altro, si decide di cambiare definitivamente il CMS (Content Management System).

Prima di dare inizio a questa attività è utile farsi una scaletta delle varie operazioni da svolgere e ipotizzare i vari possibili scenari un buon punto di partenza sono le slide di Michele Baldoni http://www.slideshare.net/dottorseo/migrazione-sito-web.

Con questo articolo voglio suggerirvi alcuni procedimenti che possono aiutarvi ad affrontare questa delicata operazione.

Innanzi tutto, bisogna far luce sulle varie modalità disponibili per effettuare una migrazione nel modo più sicuro possibile per evitare che si presentino situazioni di DownTime del sito o, peggio ancora, incorrere in errori di scansione da parte dei bot di Google e, quindi, rischiare di penalizzare il sito in termini di posizionamento.
La scelta che consiglio, e che ho adottato nel mio caso, è quella di lavorare su un ambiente di test in modo da mantenere attivo e online il vecchio CMS e una volta completata la migrazione, basterà semplicemente aggiornare i DNS del nostro dominio per rendere visibili ai nostri utenti la nuova versione.

Questa procedura generalmente comporta l’acquisto di un nuovo servizio di hosting (la scelta chiaramente varia in base alle vostre esigenze e al vostro budget), sul quale installare ed implementare il nuovo CMS. In questo modo tutti gli utenti continueranno a visualizzare la vecchia versione del sito, mentre noi saremo in grado di lavorare sul nuovo hosting utilizzando lo stesso nome a dominio (ex. www.miosito.it), questo solo dopo però, aver modificato il file hosts del nostro sistema operativo (file utilizzato per mappare i nomi host in indirizzi IP) che assocerà il nostro dominio al nuovo indirizzo IP, limitatamente al nostro PC.
La procedura è molto semplice:

  • su Windows:
    Percorso file: C:\Windows\System32\drivers\etc\hosts
    Aggiungere la seguente riga:
    56.32.258.17 miosito.it www.miosito.it
    Salvare ed uscire dal file
    Start -> Esegui -> ipconfig /flushdns
  • su Linux/MAC:
    Percorso file: /etc/hosts
    Aggiungere la seguente riga:
    56.32.258.17 miosito.it www.miosito.it
    Salvare ed uscire dal file

L’indirizzo IP che dovrete inserire nell’host vi è stato fornito dal servizio di hosting al momento dell’acquisto. Fatto questo, digitando nel browser il dominio del nostro sito, visualizzeremo il contenuto caricato nel nostro ambiente di test.
Se poi abbiamo bisogno di continuare a visualizzare la vecchia versione del sito bisognerà configurare, su un altro browser del nostro PC, un proxy server per l’accesso a internet oppure utilizzare un servizio gratuito di web proxy come hidemyass.com.
Analizziamo ora i vari step che ho eseguito in ordine cronologico:

  • Analisi delle pagine indicizzate
  • Analisi dei Backlinks
  • Analisi del sito web
  • Elaborazione database
  • Analisi link interni
  • Redirect 301 e file .htaccess
  • Creazione sitemap.xml
  • Cambio dei DNS
  • Ripristino del file host!
  • Sitemap.xml VS Screaming Frog
  • Monitoraggio SERP, Google Webmaster Tool e Google Analytics

Analisi delle pagine indicizzate

Nel primo step è estremamente importante effettuare un report che elenchi le URL indicizzate nel tempo dal motore di ricerca (nel nostro caso Google). L’elenco ci servirà successivamente per impostare un redirect 301 dalle vecchie pagine verso le nuove ed evitare che i nostri utenti inciampino in fastidiose pagine 404. Per creare questo report, Google ci offre uno strumento molto utile che semplificherà notevolmente quest’operazione: il foglio di calcolo (o spreadsheet) di Google Docs (docs.google.com), grazie alla funzione di IMPORTXML.
Online sono presenti numerose guide e tutorial (soprattutto in inglese) che illustrano come sfruttare al meglio questo strumento. Ora, non mi soffermerò a spiegarvi tecnicamente la procedura ma ho deciso di regalarvi un piccolo tool SEO, realizzato ad hoc da me (vi consiglio di crearvi una copia del tool da salvare nel vostro Google Drive). Una volta inserito il vostro dominio, vi restituirà a gruppi di 100 le URL indicizzate da Google. Unico limite è che può generare, appunto, massimo 100 URL per volta, quindi se ad esempio il vostro sito ha 130 pagine indicizzate, effettuiamo una prima scansione lasciando a “0” il parametro “Posizione iniziale”, esportiamo in un file XLS la SERP generata e successivamente modifichiamo il precedente parametro da “0” a “100” per ricavarci i risultati successivi a partire dalla centesima posizione.

tool seo

Analisi dei backlinks

In questo secondo step utilizzeremo il tool online “MajesticSEO” per individuare e analizzare i backlinks del nostro dominio (ci sono diversi altri strumenti che potete utilizzare come Ahref, Open Site Explorer).
Quest’analisi è importante per individuare tutti quei backlinks che garantiscono un buon posizionamento e una buona visibilità al nostro sito, e che quindi è opportuno non perdere. La cosa migliore da fare quindi, è contattare i proprietari di tutti i siti dove sono presenti tali backlinks, chiedendo loro di aggiornarli con le nuove URL del nostro sito. Nel caso in cui quest’operazione non fosse possibile bisogna accertarsi di reindirizzare correttamente le pagine con link in entrata verso le nuove URL.

majestic seo
Nell’homepage di MajesticSEO quindi, inseriamo il nostro dominio nell’apposito campo che vediamo nell’immagine precedente e clicchiamo sulla lente per inoltrare la richiesta.

majestic seo
Una volta che il tool genera i vari risultati, ci spostiamo nella scheda “Backlinks”, dove saranno elencate tutte (o quasi) le Pagine Web che linkano il nostro sito. Se si dispone di un account MajesticSEO PRO è inoltre possibile effettuare il download dei dati in formato excel, csv e tsv.

Analisi del Sito

Un altro step importante in questa fase preliminare è l’analisi interna del sito, utile ad individuare le pagine che hanno raggiunto un buon livello di popolarità e che quindi ricevono un elevato numero di visite. Anche questa fase, come la precedente, ci aiuta a ridurre il rischio di fornire all’utente pagine di errore 404, ovvero la perdita di risorse importanti. A questo scopo viene in nostro aiuto Google Analytics.
Spostandoci dal menù nella sidebar a sinistra in:
Comportamento -> Contenuto del sito -> Tutte le pagine
otteniamo un elenco delle pagine, generalmente ordinate per numero di “Visualizzazioni di pagina”. Naturalmente quest’analisi è possibile solo se abbiamo un minimo di storicità dei dati raccolti da Google Analytics.

analytics

Elaborazione DataBase

Spesso la fase più critica di tutto il processo (quando si tratta di siti con DB), è il trasferimento o meglio la conversione del DataBase dal vecchio CMS al nuovo. Per questo motivo è bene conservare sempre una copia di backup del DB.
Quest’operazione può essere effettuata principalmente in 3 modi differenti:

  1. Utilizzando appositi Plugin:
    nei casi, credo più frequenti, di cambio CMS da WordPress a Joomla o viceversa, esistono diversi plugin che eseguono per noi tutto il lavoro di conversione del DB. Personalmente non ho avuto modo di provare questi plugin, ma ve ne segnalo un paio trovati in rete:
    Joomla/Mambo To WordPress Migrator: per migrare un sito da Joomla in WordPress
    CMigrator – Drupal/WordPress to Joomla Migrator: per migrare un sito da WordPress in Joomla.
  2. http://www.cms2cms.com
    ho scoperto per caso questo servizio di Automated CMS Migration e in attesa di testarlo ve lo segnalo. Per siti con un numero di pagine inferiore a 10 è possibile fare un test di migrazione gratuito.
  3. Utilizzando uno Script creato ad hoc:
    in realtà questa è la soluzione più ostica ma, in alcuni casi e anche nel mio, necessaria, soprattutto quando la migrazione avviene da e/o verso un CMS proprietario. Generalmente è la stessa agenzia proprietaria del CMS ad offrire il servizio in importazione/esportazione del Database.

Una volta effettuata la conversione con uno dei 3 precedenti metodi, si può procedere con l’importazione nel nuovo CMS del Database convertito.

Analisi link interni

Ora che visualizziamo correttamente il nuovo sito è necessario controllare i link interni (internal links) alle pagine ereditate dal vecchio, in modo da aggiornarli e farli puntare alle nuove URL. Un buon programma per il controllo dei link è Xenu con il quale è possibile scovare link preesistenti non funzionanti. Questo capita spesso anche quando all’interno dei contenuti originali vengono utilizzati link assoluti (come www.miosito.it/cartella/pagina.html) anziché relativi (come ../cartella/pagina.html).

Redirect 301 e file .htaccess

A questo punto l’errore più grande che possiamo compiere è quello di effettuare un unico reindirizzamento dalle vecchie URL verso l’homepage del nuovo sito. É vero che in questo modo si evita la generazione di numerose pagine 404, ma da un punto di vista del motore di ricerca, e soprattutto dell’utente finale, si peggiora il servizio. Chiaramente, anche se ciò comporta un notevole lavoro, un reindirizzamento pagina per pagina è sicuramente la scelta più adatta in quanto consente di conservare il posizionamento del proprio sito nelle SERP di Google e di fornire ai vostri utenti contenuti coerenti. Nel caso in cui non esista una corrispondenza 1:1 tra le vecchie e le nuove URL assicuriamoci di effettuare un redirect verso le nuove pagine con contenuti analoghi.
Per approfondire questo argomenti ecco un video di Matt Cutts in cui parla dei Redirect 301: https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=r1lVPrYoBkA

Una volta che abbiamo lo schema delle vecchie Url e delle nuove verso le quali fare il redirect andremo ad inserire nel file .htaccess il seguente comando per ogni singolo reindirizzamento:
redirect 301 /vecchio-url.html http://www.miosito.it/nuovo-url.html

Creazione Sitemap XML

Esistono diversi modi per creare una sitemap.xml, ovvero la mappa di tutte le Url/Pagine che compongono il nostro sito. Il primo metodo, quello ottimale e consigliato, consiste nell’implementazione di un plugin specifico per il nostro CMS che ha come vantaggio quello di aggiornare dinamicamente la sitemap ogni qual volta si aggiungano nuove pagine al sito. Un altro metodo semplice, ma non dinamico come il precedente, è quello di utilizzare un tool online, come ad esempio: http://www.xml-sitemaps.com/. Basta inserire il nostro dominio come Url di partenza ed impostare: la frequenza di aggiornamento delle pagine, la data dell’ultima modifica (lasciamo questo parametro su “Use server’s response” per ricavare l’ultima modifica dal server), la priorità; si clicca poi su “Start”, il tool genera la sitemap di cui effetuiamo il download. Quest’ultima modalità di generazione della sitemap necessita prioritariamente del cambio di DNS come illustrato qui di seguito.
(N.B. La versione free del tool può generare al massimo 500 url, mentre la versione a pagamento, di circa 20 $, non ha limiti).

Cambio dei DNS

Se fin qui è andato tutto liscio, è giunto il momento di rendere visibile ai nostri utenti il nostro nuovo sito, per far questo è necessario effettuare la modifica dei DNS, i quali, detto in maniera molto semplice, non fanno altro che tradurre il nome dominio in indirizzo IP e viceversa. Questa procedura non è standard ma è generalmente possibile modificare questi parametri all’interno della nostra area clienti direttamente sul sito dove abbiamo acquistato il servizio.

Ripristino del file hosts!

Una volta effettuato il cambio dei DNS è consigliabile ripristinare il file hosts precedentemente modificato. Questo semplicemente perché, nel raro caso in cui il nostro servizio di hosting, per un motivo x (ad esempio un guasto del server), trasferisca il nostro sito su una nuova macchina server (con un indirizzo IP diverso, quindi) noi non riusciremo più a vedere il sito dal nostro PC su cui abbiamo lavorato.

Sitemap.xml VS Screaming Frog

Un’importante verifica da effettuare, ora che il nuovo sito è online, è tra le Url spiderizzate da Screaming Frog e la sitemap.xml.
Per chi non lo conoscesse Screaming Frog è un utilissimo software disponibile gratuitamente in versione limitata (massimo 500 url) per windows e mac che, fornita un Url di partenza, simula uno spider/crawler restituendovi una mappa delle Url del sito ed altri numerosi parametri raggiungibili dallo spider.

screaming-frog

Questa verifica può far emergere due importanti problemi:

  1. Url presenti su Screaming Frog ma non nella sitemap.xml
    questo ci permette di capire se esistono eventuali pagine importanti che, per svariati motivi, sono raggiungibili dallo spider ma non sono state inserite all’interno della sitemap.xml;
  2. Url presenti della sitemap.xml ma non in Screaming Frog
    questo caso, ancor più critico del precedente, indica che vi sono pagine orfane, ovvero non linkate in nessun altra pagina interna al nostro sito e quindi non raggiungibili da navigazione interna. In più una tale situazione non garantisce una buona e veloce indicizzazione della nostra risorsa da parte dei motori di ricerca, in quanto la pagina in questione è raggiungibile dai bot solo attraverso la sitemap.xml;

Monitoraggio SERP, Google Webmaster Tool e Google Analytics

L’ultima fase, quella del monitoraggio, può essere considerata la fase riabilitativa della nostro sito con il nuovo CMS. Il monitoraggio ci permette di capire se abbiamo fatto un buon lavoro negli step precedenti.
In particolare dobbiamo tenere sotto controllo:

  • SERP
    verifichiamo che il motore di ricerca stia scansionando correttamente le nuove pagine e che quindi stia aggiornando i risultati di ricerca con le nuove Url, i nuovi Title e Description.
  • Google Webmaster Tool (GWT)
    Se ancora non abbiamo aggiunto il nostro sito su GWT, possiamo farlo effettuando il login con il nostro account Google al seguente indirizzo: https://www.google.com/webmasters/tools/?hl=it e cliccando sul pulsante “AGGIUNGI UN SITO”. Successivamente seguiamo la procedura guidata per verificare il sito, e dichiarare quindi che è di nostra proprietà.

webmaster tool
sitemapOra procediamo ad aggiungere la nostra sitemap.
Spostiamoci nel menù a sinistra su “Scansione -> Sitemap”, clicchiamo sul pulsante “Aggiungi/testa sitemap” e nella casella di testo completiamo il percorso della nostra sitemap (es. http://www.miosito.it/sitemap.xml) ed infine clicchiamo su “Invia Sitemap”.
errori-di-scansione

Fatto questo, la sezione da monitorare e tenere sotto controllo è “Errori di scansione”, raggiungibile dalla dashboard o dal menù a sinistra: “Scansione -> Errori di scansione”. In questa sezione è possibile visualizzare i vari tipi di errore (Errore Server, Pagine 404, ecc…) che lo spider di Google potrebbe trovare durante la fase di scansione nel nostro sito.

  • Google Analytics
    Per avere informazioni utili da questo tool è necessario avere a disposizione un minimo di storicità (delle visite e dei visitatori) in modo da poter monitorare eventuali cali di traffico (come nel caso dell’immagine sotto) e capire quali pagine lo stanno provocando.

visite-analytics

Quest’ultima fase è molto importante e va monitorata periodicamente nei primi mesi successivi al cambio di CMS, in particolar modo la sezione relativa agli “Errori di Scansione” in GWT dove, soprattutto per siti web con diversi anni di attività, le pagine che restituiscono errore (404, 500, ecc…) non vengono aggiornate regolarmente ed in tempo reale.

Avete avuto anche voi la necessità di cambiare il vostro CMS? Avete seguito gli stessi step affrontati nell’articolo o suggerite qualcosa in più?  Se poi  dovete cambiare CMS e volete un supporto SEO,  contattateci

 

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