Linkbaiting, Socialbaiting e Contenuto Virale
Se avete avuto un poco a che fare con il marketing online, se avete scritto sul web o all’interno di qualche blog, quasi certamente vi siete imbattuti in termini come linkbait, socialbait e viral content quantomeno una volta.
Nonostante il loro esteso utilizzo, il loro vero significato non è stato ancora pienamente compreso.
Cos’è un linkbait? Cos’è un socialbait? Cosa si intende per contenuto virale? Si tratta della stessa cosa? Rappresentano qualcosa di positivo? Di negativo? Per chi?
Queste sono solo alcune delle domande che girano attorno a questo argomento, e credo che potrebbe risultare interessante scrivere un articolo col tentativo di dare alcune risposte.
Sia chiaro che le idee che verranno di seguito presentate fanno capo esclusivamente a quella che è stata la nostra comprensione di questi concetti, ed esse, quindi, non hanno la pretesa di rappresentare la verità assoluta su questi argomenti.
Linkbait
La prima cosa che bisogna fare è cercare di proporre una definizione per ognuno dei tre termini.
Diamo un’occhiata al modo in cui altri hanno definito il concetto di linkbait in passato.
Darren Rowse da Problogger ha scritto:
Il termine linkbaiting sembra essere emerso più o meno negli ultimi 12 mesi ed è utilizzato dai webmaster per descrivere una varietà di pratiche – ognuna delle quali cerca di generare link in entrata verso un dato sito web o un blog da altri siti esterni.
Si tratta effettivamente di un termine difficile da definire poiché copre molte pratiche differenti partendo dal competere per premi o gare, passando attraverso lo scrivere post di veemente critica verso blogger famosi con la speranza che loro rispondano linkando verso chi li attacca, e arrivando a fornire strumenti ad altri blogger o possessori di siti in modo che essi li inseriscano all’interno dei loro portali (attraverso l’inserimento di link connessi col sito esterno di interesse).
In realtà il termine “linkbaiting” è un nuovo termine usato per riferirsi a qualcosa che i webmaster già facevano da molti anni. Fin dai miei primi anni come blogger, quattro anni fa, ho visto persone fare molte cose per ottenere link (anche se questo termine non veniva mai impiegato).
Matt Cutts, il capo del Google’s web spam team, ha scritto:
a livello teorico, intendo “linkbait” qualcosa di interessante che attira l’attenzione delle persone, e che non deve essere necessariamente una cattiva cosa. Ci sono molti modi per farlo, includendo anche lavori coperti da un severo copyright per generare particolari dati, anche se può bastare essere semplicemente creativi. É sufficiente anche dire qualcosa di controverso per generare una discussione (per far durare questo metodo, però, bisogna stare attenti a non sovrautilizzarlo, altrimenti chi vi segue si stancherà). Alle volte anche una piccolissima parte di un lavoro può portare le persona a linkarvi.
Stuart Brown di Modern Life is Rubbish ha scritto:
Per Linkbait si intende fondamentalmente un contenuto posizionato su una pagina web – può trattarsi di un articolo, di un post in un blog, di una fotografia, o di qualunque altra sezione di ciberspazio – che e progettata con il preciso fine di ottenere link dalla maggior varietà possibile di fonti.
Con il sorgere del mondo dei blog, della meritocrazia e dei siti di social bookmarking, è sufficente realizzare una pagina interessante su un sito, che qualcuno noti la suddetta pagina, e un piccolo numero di persona che condivida il link – e, prima che ve ne accorgiate, avete accumulato una gran quantità di link attraverso un’ampia varietà di siti.
Come potete vedere tutte queste definizioni hanno molto in comune. Riassumendo il più possibile, si potrebbe dire che un linkbait è un contenuto online (un articolo, un video, un’immagine, un gioco, o qualunque altra cosa) che è creata con lo scopo di attrarre il maggior numero possibile di link da siti esterni.
Esempi di Linkbait
Alle volte è più facile mostrare che spiegare a parole, quindi diamo uno sguardo ad alcuni esempi di linkbait.
Il primo è il cosiddetto Blogger Spelling Test. Se visitate questa pagina noterete che il quiz è stato spostato da un’altra parte, ma i vari link sono ancora lì. Yahoo! ne riporta 350.
Questo quiz è un esempio di sfrontato linkbait promozionale perchè finalizzato a specifici target di “linkerati” (persone che sono in grado di linkare) – ovvero i bloggers – ma anche perché subito dopo aver iniziato il gioco si è presentati con il proprio punteggio utilizzando un codice HTML, venendo incoraggiati ad inserirlo sul proprio sito. Non c’è bisogno di dire che il codice HTML arriva già provvisto di un link interno collegato al quiz.

Un altra prova che questo linkbait avesse uno scopo puramente commerciale deriva dal fatto che il sito principale sia un sito d’appuntamenti…
La maggior parte dei linkbait, comunque, non sono studiati avendo alla base questi subdoli giochi promozionali. Piuttosto essi sono creati per fornire informazioni rilevanti ai fruitori del sito nel quale vengono pubblicati. In altre parole, essi sono genuini nelle loro intenzioni.
Smashing Magazine illustra bene questo concetto. Spesso pubblicano ampie liste con immagini bellissime, applicazioni photoshop, particolari caratteri di stampa e cose del genere. Certamente possiamo classificare queste pratiche come linkbait, ma esse sono create con l’obiettivo principale di fornire un reale plusvalore ai fruitori del sito, e non con l’unico fine di costruire una rete di link verso altri siti.
Come qualcuno ha già probabilmente intuito, questi link basati su un valore informativo reale funzionano meglio. L’articolo 50 Beautiful CSS-Based Web-Designs nel 2006 ha attratto circa 3,000 link da quando è stato lanciato, molti di più rispetto al quiz succitato.
Socialbait
Il termine socialbait non è stato usato in modo così esteso, e, quindi, sono in molti a considerarlo solo come un sinonimo di linkbait. Personalmente credo che i due concetti abbiano delle differenze e, di conseguenza, essi meritano di essere classificati separatamente.
Ovviamente, i socialbait molto spesso tendono a comportarsi come i linkbait, perché qualcosa che é molto in voga all’interno dei social media e nei siti di social bookmarking vine molto linkata. Non è però vero l’opposto, dal momento che alcune forme di linkbait funzionano scarsamente sui social media (ne sia un esempio il quiz online di cui sopra).
In secondo luogo, si verificano molte situazioni in cui un blogger, o chiunqua scriva per il web, sia più interessato alla visibilità della pagina e alla quantità di traffico che nel costruire un linkbait. Un esempio può essere dato da coloro in possesso di siti corredati da modalità pubblicitarie in CPM (una forma di pubblicità pagata in base al numero di volte che compare un banner promozionale su una pagina web). Di conseguenza, egli potrebbe avere come fine quello di inserire contenuti che hanno molte possibilità di divenire popolari sui social media, ma che non devono avere necessariamente il fine di creare una gran quantità di link verso altri siti.
La mia definizione di socialbait è: un contenuto online (ad esempio un articolo, un video, un’immagine, un quiz, un gioco, o qualunque altre cosa) che è creata con lo scopo di ricevere la maggior quantità possibile di traffico dai blog.
Esempi di Socialbait
Diamo nuovamente un’occhiata ad un esempio concreto per capire il concetto. Qualche tempo fa ValleyWag ha pubblicato l’immagine intitolata “13 Signs You May Be A Digg Power User“.
Questo è un chiaro esempio di socialbait, perché l’articolo e l’immagine sono state specificatamente create avendo in mente un target preciso: gli utilizzatori di Digg.
I numeri parlano da soli. L’articolo ha ricevuto più di 2,000 visitatori abituali di Digg, 245 commenti sullo stesso sito, e sono certo che ha generato una grande quantità di traffico una volta che è stata diffuso.
Si è trattato di un successo anche nell’attrarre link verso altri siti? Non esattamente. Infatti Yahoo! conta solamente 145 link esterni provenienti da lì, quantità, questa, minima per un articolo che ha ricevuto più di 2,000 visitatori.
Contenuti Virali
Seth Godin è stato il primo ad usare il termine “virale” applicandolo a concetti riferiti al mondo online, quindi, diviene d’obbligo menzionarlo:
“Affinché un’idea possa essere diffusa, essa necessita di essere inviata e ricevuta.
Per inviare un’idea sono necessarie queste condizioni:
a. Essa è stata capita
b. Chi ne è in possesso ha intenzione di diffonderla
c. Chi ne è in possesso pensa che il diffonderla farebbe aumentare il suo “potere” (reputazione, visite, amicizie)
d. L’impegno necessario per diffondere l’idea è inferiore ai possibili benefici
Per “ricevere” un’idea sono necessarie queste condizioni:
a. a prima vista essa sembra richiedere una più approfondita analisi
b. viene subito capita l’idea di base che è necessaria per ricevere la “nuova” idea
c. si ha sufficiente fiducia verso chi la invia da investire del tempo per recepirla”
Questo spiega perché le idee online si diffondano così velocemente e anche il perché esse siano così superficiali. Nietzsche, ad esempio, è particolarmente difficile da capire e rischioso da diffondere, quest’argomento, quindi, riuscirà solamente a muoversi in modo lento tra le persone che veramente intendono investire del tempo su di esso. Numa Numa, invece, si è diffuso come un’epidemia tossica proprio perchè era così comprensibile, abbastanza divertente e facile da condividere.
Per farla breve, il contenuto virale è un contenuto online (un articolo, un video, un’immagine, un quiz, un gioco, o qualunque altra cosa) che suscita particolari emozioni nelle persone, creando in loro un urgenza di condividere quel contenuto in un modo o nell’altro.
Una differenza sostanziale tra il contenuto virale e il linkbait/socialbait si basa sul fatto che il primo viene fuori spontaneamente, mentre il secondo è di solito appositamente creato per adempiere ad un fine specifico.
Vorrei anche dire che il contenuto virale è più forte del linkbait/socialbait, esattamente perché esso fa più fortemente leva sulle emozioni della gente. Basti pensare al quiz succitato. Sicuarmente esso ha generato un linkbait di successo, riuscendo a produrre centinaia di link verso siti esterni. Ma non era virale, non faceva scattare nelle persone l’urgenza di condividerlo.
Esempi di contenuto virale
Un esempio classico di contenuto virale è rappresentato dal video intitolato Star Wars Kid. In esso compare un ragazzo che gioca con un bastone, e, apparentemente, il ragazzo ignora che lo stiano riprendendo.
Il ragazzo che lo ha diffuso nel web sapeva che si trattasse di qualcosa di divertente, ma non si aspettava che il video si diffondesse come un vero virus!
Esso ha ottenuto circa 10 milioni di visitatori su YouTube, più di 45,000 commenti, la sua pagina personale su Wikipedia, e se cercate su Google “Star Wars Kid” tra virgolette otterrete circa 370,000 risultati.
Questo video illustra come dei contenuti virali possano saltar fuori spontaneamente nel web.
Ci sono anche casi in cui qualcuno cerca di creare contenuti virali con finalità ben precise.
Lo stesso Seth Godin usò questa strategia quando diffuse il suo libro elettronico “Unleashing the Ideavirus” in internet. Era facile da capire, utile, facile da condividere (il libro era gratuitamente scaricabile), e diffondendolo le persone avrebbero accresciuto il loro “potere” (poiché altre persone le sarebbero state riconoscenti).
Il risultato? Uno dei più popolari libri elettronici mai pubblicato! Se non ne avete una copia, fate parte di una minoranza.
Riassumendo il tutto
A questo punto qualcuno dovrebbe chiedersi: “che relazione c’è tra questi tre concetti? Sono tra essi correlati? Sono la stessa cosa?”
Personalmente credo che siano concetti distinti, presentando comunque delle somiglianze che alle volte convergono.
Un linkbait può anche essere un contenuto virale, ma non è sempre necessariamente così.
Un linkbait può essere allo stesso tempo un socilabait, ma non è necessariamente sempre così.
Un socialbait può anche essere un contenuto virale, ma non è sempre necessariamente così.
Un contenuto virale, in fine, può emergere da un linkbait e da un socialbait, ma non è sempre necessariamente così.
Questa relazione può essere facilmente rappresentata con un diagramma Venn, come viene mostrato dall’immagine in basso:
Linkbaits, Socialbaits e Contenuti Virali sono da considerarsi pratiche buone o cattive?
In fine, bisogna chiarire se queste strategie siano utili o dannose.
Darren Rowse, nell’articolo succitato, ha scritto:
Spesso il linkbait viene descritto in termini negativi. Regolarmente vedo persone ignorare un post o un commento poiché ritenuto “solamente un linkbait.
Personalmente, da un certo punto di vista, non amo il termine “Linkbaiting” poiché sembra avere una connotazione negativa. Il verbo “baiting” sembra acquistare il significato di tentar di far cadere qualcuno in trappola o di condurre qualcuno a far qualcosa che non desidera fare. Anche se queste cose possono essere vere per alcune forme di linkbaiting, non lo sono certo per tante altre.
Vi è un gran discutere circa il temine “linkbaiting” e circa le pratiche che, secondo alcuni, lo caratterizzano. Vi è chi afferma che si tratta solamente di un sottoprodotto per quanto riguarda la qualità dei contenuti, altri pensano che molte strategie di linkbaiting sconfinino nello spam, altri ancora definiscono il linkbait come se fosse la risposta a tutte le necessità promozionali del web.
La mia opinione personale sulla bontà o meno di queste pratiche è che essa dipenda dal tipo di linkbait di cui si parla. Penso che alcune tecniche in uso siano buone tecniche standard applicabili nei blog – mentre altre, che alcuni applicano con lo scopo di attrarre link, sono meramente distruttive per le comunità di blogger online e, per questo, le critico.
E Stuart Brown scrisse:
Ovviamente, tutto dipende dal contenuto in questione e dallo scopo che lo sottende – ma un vantaggio dei social link e dei siti basati sulla meritocrazia è rappresentato dal fatto che i contenuti noiosi, inutili e non degni di nota sprofondino verso il basso, lasciando che le prime posizioni siano occupate da ciò che invece viene pubblicato di interessante e di qualitativamente rilevante.
Come si può vedere non si possono dare delle risposte definitive e chiare. Tutto dipende da come vengono elaborati i contenuti (in modo da fornire un valore aggiunto o, al contrario, con il fine di ingannare la gente) e con quali intenzioni. Penso che, in linea di massima, Stuart abbia ragione quando egli afferma che é lo stesso web che regola il mercato. Vi è una meritocrazia imprescindibile, e non si possono abbindolare centinaia di milioni di navigatori esperti.
Penso che capire meglio i concetti di linkbait, socialbait e dei contenuti virali diviene importante ed utile per chiunque sia coinvolto con il mercato online. Quello che è necessario é essere sicuri di avvicinarsi a queste pratiche nel modo più adatto.
Liberamente tradotto da http://www.dailyblogtips.com/on-linkbaits-socialbaits-and-viral-content/






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